sabato 23 marzo 2013

JR e la coltivazione del mais. Di Luisa Di Paola

JR e la coltivazione del mais. Di Luisa Di Paola

 Luisa Di Paola è ricercatrice presso la Facoltà d’Ingegneriadell’Università Campus Biomedico.
Ingegnere chimico, si occupa di applicazioni che spazianonel campo della biologia e delle biotecnologie:

 1.  biotecnologie per l’innovazione in campoenergetico;
      2.   studio della struttura e delle funzioni dellemolecole            biologiche;
  3.  analisi di tecnologie biomediche per le terapiesostitutive (organi artificiali);
  4.   matematica applicata alla modellizzazione deiprocessi fisiologici (biologia dei sistemi)



JR e la coltivazionedel mais


Nel 2050 in un remake di Dallas, la fortunata serie USAdegli anni Ottanta, vedremmo un moderno  JR, il tycoon petroliere protagonistafamigerato della serie originale, entrare nella sua tenuta dove a perditad’occhio si vede il vento della prateria accarezzare distese di mais, il suonuovo giacimento di biodiesel.
E’ questo il futuro scenario dell’economia energetica degliUSA, che punta all’indipendenza dal petrolio a partire dal 2050, allineandosialle direttive dell’International Energy Agency1. Lo scenario èdestinato a cambiare in modo drastico nei prossimi anni, visto che ancora nel2011 più dei quattro quinti dell’intero fabbisogno interno è stato coperto dafonti non rinnovabili2. Questo significa cambiare non solo iprocessi produttivi, ma anche un modo di pensare che nel mondo occidentale finoa pochi anni fa, ha fatto coincidere il consumo (e lo spreco di energia) comeun modo per promuovere l’economia, locale e globale.
I continui allarmi legati ai cambiamenti climatici e lanecessità di trovare un sostituto ( o diversi sostituti) alle fonti nonrinnovabili hanno cambiato in pochi anni i paradigmi di valutazione delleattività di utilizzo dell’energie, non solo in ambito economico. Oggirisparmiare energia significa promuovere l’economia, tanto che, in un quadrogenerale di grave crisi mondiale e nazionale, la green economy è l’unicosettore in crescita3.
La produzione di biocombustibili pone, tuttavia, dellequestioni etiche: l’utilizzo di ampi appezzamenti coltivabili per lacoltivazione di piante per la produzione di biocombustibili o l’utilizzodiretto di materie prime commestibili (mais, grano) costituiscono un rischioper popolazioni alla soglia della malnutrizione e denutrizione endemiche4.
Cosa fare?
Le soluzioni proposte prevedono l’utilizzo di scarti dilavorazione dell’industria agroalimentare: questa soluzione è in assoluto lapiù vantaggiosa, in quanto permetterebbe anche di ridurre la quantità dirifiuti solidi da smaltire, che diventerebbero una nuova fonte energetica.Questa strada è appena tracciata, ma diversi gruppi di ricerca in tutto ilmondo stanno sviluppando delle metodologie affidabili per realizzare questaoperazione congiunta di estrazione di combustibili e di smaltimento di rifiutisolidi.
D’altro canto, una soluzione meno adatta, ma che può rappresentareun ponte, in attesa che lo smaltimento dei rifiuti per la produzione dibiocombustibili diventi attuabile a livello industriale, è rappresentato dallacoltivazione di aree incolte a piantagioni di vegetali non commestibili. Peresempio, la colza, che è usata da millenni nella rotazione delle colture,rappresenta un’ottima alternativa al mais per la produzione di biodiesel5.
Insomma, la strada è appena all’inizio, ma ci porteràsicuramente a degli scenari più verdi, con il rispetto di tutti gli aspettidell’attività produttiva, se si avrà l’intelligenza, si accetterà la sfida di“pensare globale”.

Luisa Di Paola



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